Tullio Carere Comes

 

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Il modello a quattro vertici

 

 

 

(Una descrizione più dettagliata del modello si trova in Istruzioni per il paziente

A tutti gli psichiatri e psicoterapeuti è familiare, almeno da mezzo secolo, la dicotomia espressivo/supportivo, che è una conseguenza del carattere neotenico della nostra specie (neotenia significa ritenzione di caratteri immaturi nell’adulto di una specie). Poiché non cresciamo mai completamente,  abbiamo bisogno di sostegno, vale a dire di cure di tipo genitoriale, dalla culla alla tomba. Anche per coloro che hanno ricevuto cure genitoriali abbastanza buone, e a maggior ragione per coloro che non le hanno ricevute,  il bisogno di relazioni supportive non viene mai meno per il resto della loro vita. Questa immaturità perenne, d’altra parte, è un lato della medaglia che ha sull’altro lato la plasticità, cioè la capacità di crescere e imparare fino alla fine. L’altro lato della medaglia corrisponde al secondo termine della dicotomia, quello espressivo-esplorativo. Quando i nostri bisogni di tipo supportivo sono sufficientemente soddisfatti, noi vogliamo esprimere il nostro mondo interno a un interlocutore significativo, per esplorarlo e aumentare la nostra consapevolezza e libertà.

Su questa osservazione si basa il modello a quattro vertici, una semplice struttura ottenuta trasformando i due termini della dicotomia supportivo/espressiva in due assi ortogonali che connettono ciascuno due vertici del quadrato che definisce il campo della cura.



L’asse orizzontale connette i vertici A (per Accettazione) e C (per Confronto). Tutte le risposte di cura di tipo supportivo stanno sulla linea che connette questi due poli, in cui il curante (genitore, partner, terapeuta o quant’altri) assume rispettivamente la funzione materna di accogliere, capire, rassicurare, e quella paterna di confrontare, incoraggiare, mettere di fronte alla realtà.

Per i vertici dell’asse verticale ho preso a prestito da Bion le lettere K (Knowledge, Conoscenza) e O (Ignoto). La risposta di vertice K significa che il curante aiuta la persona che si affida alle sue cure a riconoscere tutte le fantasie, i preconcetti e gli schemi che condizionano la sua esperienza e il suo comportamento, per giungere a conoscersi in ciò che è divenuta (prima parte della risposta al precetto delfico Conosci te stesso). Nel vertice O la persona è aiutata a sciogliere gli attaccamenti che la legano al passato (rimpianti, rimorsi) e al futuro (sogni, timori) e a prendere il rischio di affidarsi al potere temibile ma generativo e risanativo del processo (fede in O, seconda parte della risposta al precetto delfico). Tutte le interazioni di cura possono essere intese come appartenenti all’uno o all’altro dei quattro vertici del campo, o a una combinazione qualsiasi di essi.

Questo modello è stato sviluppato inizialmente nei testi della Trilogia, quindi in alcuni articoli, in particolare in “Beyond psychotherapy: Dialectical therapy” (1999), J. Psychotherapy Integration, 9:365-396, e in “ The logic of the therapeutic relationship” (2001), J European Psychoanalysis, 12-13:91-104 (ed. it. La logica della relazione terapeutica, 2002, Psicoterapia e Scienze Umane, 36:83-99) Su questo modello è in corso una ricerca empirica, iniziata con il Metatheoretical research project, e approdata al Questionario Racko 16 (Il questionario RACKO).