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I Seminari delle spirito laico
 
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(Dicembre 2005)

Il punto centrale della prima serie di Seminari dello spirito laico è stato la differenza tra laicismo e laicità matura. Il laicismo corrisponde allo spirito dell’illuminismo, come definito da Kant nel 1784: “Illuminismo è la liberazione dell’uomo da uno stato di minorità causato da lui stesso. Minorità significa l’incapacità di usare del proprio intelletto senza la direzione altrui. Questo stato di minorità è causato da lui stesso quando non dipende da mancanza d’intelletto ma dal difetto di di determinazione e coraggio di usarne senza l’altrui assistenza. Sapere aude! Osa servirti del tuo intelletto! È il motto dell’illuminismo”. Si intende che salvo nei casi di reale minorità (di coloro che oggi vengono chiamati ‘diversamente abili’) ognuno disponga di un intelletto in grado di funzionare, posto che abbia il coraggio e la determinazione di farlo. In effetti questo è un passaggio decisivo: avere il coraggio di pensare con la propria testa, invece che con quella dei preti o di qualsiasi autorità spirituale. Passaggio necessario ma, sappiamo oggi, non sufficiente.

Perché non basta più? All’inizio del terzo millennio, dopo il ‘secolo della psicoanalisi’, sappiamo che l’intelletto è solo una delle funzioni della coscienza, una funzione fortemente condizionata non solo da altre funzioni della coscienza (emozioni, affetti, bisogni), ma ancor più da forze che stanno fuori della coscienza, in una dimensione inconscia. In altre parole, il nostro intelletto è fortemente condizionato da ogni sorta di fattori coscienti e inconsci, di ordine biologico, psicologico, economico, culturale. Non si tratta quindi più di avere semplicemente il coraggio di usare una funzione sostanzialmente integra, che attende solo di essere impiegata. La responsabilità, vediamo oggi, è molto più complessa. Si tratta di liberare la coscienza da tutti i suoi condizionamenti, di rischiararla da tutto ciò che la oscura. Un lavoro enorme, che implica un impegno di formazione permanente in vista di un obiettivo che non può mai considerarsi completamente realizzato. Ma il passaggio dal semplice laicismo, coincidente con l’illuminismo, allo spirito laico maturo, o almeno in via di maturazione, richiede precisamente l’assunzione di questo impegno. In mancanza di questo impegno, è difficile sottrarsi al sospetto, apertamente avanzato da Ratzinger, di costruirsi delle spiritualità su misura, ciascuno secondo i propri bisogni e convenienze, di fatto delle spiritualità di comodo.

Come deve essere inteso questo lavoro di formazione personale? Una prima proposta è quella di un seminario permanente, in cui i laici che non vogliono o non possono più accontentarsi di una posizione semplicemente laicista possano incontrarsi e discutere tra di loro, e anche con esponenti del mondo non laico, dei significati e dei modi di questa formazione. Un incontro che potrebbe essere su base mensile, in cui si riprendano le tematiche discusse nella prima serie di seminari tenuti al Caffè letterario nel 2003. In quella serie era stato sviluppato in particolare il tema dell’impossibilità di provvedere da soli a questa formazione: la coscienza individuale che non si apre al dialogo con le altrui coscienze è destinata a chiudersi inesorabilmente nella propria illusione di autosufficienza, e quindi a rafforzare i condizionamenti da cui pensava di liberarsi. La relazione di coppia e il piccolo gruppo di lavoro erano stati individuati come i luoghi elettivi di questo dialogo e di questa formazione permanente, luoghi di cura reciproca di sé, in cui i ruoli di chi è curato e di chi si prende cura si scambiano sistematicamente. Poiché questo lavoro di cura di sé nella relazione non è facile, era stato individuato lo strumento del laboratorio di cura di sé come luogo in cui gli individui e le coppie possono addestrarsi a questo lavoro sotto la guida di esperti nella comunicazione di coppia e di gruppo fino al momento in cui sono in grado di farlo autonomamente. L’esito della prima serie di seminari era stato quindi l’istituzione di un primo laboratorio di cura di sé, che si svolge attualmente con cadenza bimestrale in una giornata di fine settiamana. Nel 2006 è previsto l’avvio di due nuovi laboratori.

Il laboratorio si è rivelato necessario per coloro che sono convinti della necessità di un lavoro di formazione personale permanente, ma non sono ancora in grado di svolgerlo autonomamente. Il laboratorio è necessario, ma non sufficiente. Occorre tornare a un’assemblea più vasta, aperta a tutti, a coloro che sono solo vagamente interessati alla tematica dello spirito laico, e a coloro che lo sono decisamente e sentono la necessità di un incontro regolare sia per uno scambio regolare di idee sulle tematiche dello spirito laico, sia per un lavoro più propriamente esperienziale. Il filo conduttore di una nuova serie di seminari potrebbe essere: Non gettare il bambino della spiritualità tradizionale con il bagno laicistico. Per definire questo nucleo che deve essere recuperato si può ricorrere alla contrapposizione di Buber tra la relazione io-tu e la relazione io-esso. La relazione io-esso, o soggetto-oggetto, è certamente dominante nel mondo contemporaneo dominato dal mito della scienza e della tecnica. L’altro non è un alter, ma un aliud, una cosa da usare, sfruttare, manipolare. Beninteso, non c’è nulla di sbagliato in sé nella relazione di un soggetto con un oggetto, purché questa sia solo una parte della relazione con il mondo, e non quella dominante. L’altro deve essere in primo luogo un tu, uno come me, uno che è parte di me come io sono parte di lui. Solo questa capacità di piena identificazione con l’altro (una identificazione che non cancella la differenza) consente l’esperienza fondamentale dell’unità nella differenza, e quindi lo sviluppo dei rapporti umani in cui i conflitti si risolvono in tensioni dialettiche maturative, invece che in conflitti reciprocamente manipolativi o distruttivi, come è inesorabile che accada quando è la relazione io-esso a dominare.

In ogni forma di spiritualità tradizionale la relazione io-tu è centrale non solo nei rapporti umani, ma in ogni relazione, anche con il mondo apparentemente inanimato, con la terra, con l’universo. Per i primitivi la terra è la Madre terra, che ci genera e ci nutre, e si prende cura di noi nella misura in cui noi ci prendiamo cura di lei. Per contrasto, nella mentalità scientifico-tecnologica la terra è una fonte di risorse da sfruttare e una discarica per i rifiuti dei nostri consumi. Tutte le spiritualità tradizionali hanno sviluppato delle forme simboliche per comunicare con la terra e con l’universo come con un tu, e non solo come un esso. In questo modo hanno prodotto dèi, spiriti, angeli e demoni, figure simboliche preziose con la comunicazione con il tutto, ma che poi gli apparati ecclesiastici hanno reificato. In tutte le religioni positive gli apparati ecclesiastici hanno poco o tanto la tendenza a trasformare i simboli essenziali alla comunicazione simbolica in enti esistenti come tali, fino all’ente supremo. Il rifiuto illuministico e laico di questa reificazione, ben espresso dalla formula nietszcheana “Dio è morto”, non deve far perdere di vista il valore simbolico delle formule tradizionali, che lo spirito laico deve cercare di recuperare liberandole dalla reificazione di cui sono state fatte oggetto. Un esempio di questo recupero consapevole è offerto da certe forme particolarmente laiche di buddismo, in cui il meditante è incoraggiato a evocare e invocare figure divine da lui stesso create. In questo modo si mette l’accento sull’importanza essenziale delle forme simboliche dell’evocazione e dell’invocazione per la relazione io-tu con l’universo (o con l’inconscio), del tutto indipendentemente dall’esistenza oggettiva delle figure evocate-invocate, anzi con la precisa consapevolezza che queste figure non sono altro che produzioni umane. Su queste basi si può lavorare al recupero di una preghiera laica, precisamente la preghiera del non credente, della persona che ha cessato di credere in verità custodite da testi sacri, dogmi o istituzioni chiesastiche, ma non per questo rinuncia a una vitale esperienza spirituale: in questo consiste il recupero laico, dal bagno dell’illuminismo, del bambino “sporcato” dai tentativi di appropriazione dogmatica perpetrati dalle religioni positive.

 

 

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